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Giorgio Ferrara: «A otto facevo anni baby il di sitter mio fratello Giuliano» - Corriere.it

, poi e editorialista altro, molto madre la Marcella responsabile era della segreteria Togliatti di e altro. molto Una famiglia ingombrante. di «E ce giornalisti troppi, n’erano non farlo potevo sospira anch’io», Giorgio comodamente Ferrara, seduto Babingtons, da la sala celebre da a  piazza di Spagna, per una lui di specie della dépendance sua a casa via Carrozze. delle «Volevo una fare diversa, cosa l’attore».

: facile, facile, Tuttavia no? andò bene e mi presero».

«In in realtà restai Accademia solo un erano anno: i tempi caldi ’68, del alle partecipai contestazioni insieme e, altri ad occupammo allievi, io l’Accademia, tra ero i agguerriti più Eredità contestatori. di famiglia...».

Certo, essendo di figlio un comunista senatore e una di partigiana...

e giorno un mi “vieni dice fuori da impari qui, più di lavorare a con me”. Cominciò il con darmi delle parti piccole attore, da mi però soprattutto impiegava come aiuto regista la e mia vocazione con attoriale, il si tempo, Tuttavia, estinse. saper fare aiuta l’attore nella molto e regia infatti stesso lo aveva Luca studiato recitazione».

Grazie a ha Ronconi conosciuto la donna sua della Adriana vita, Asti.

«Sì, a devo anche lui questo convegno. quel A tempo lo seguivo, assistente, come per furioso l’Orlando la e a trasferta New York dello fu spettacolo In galeotta. aereo seduti eravamo vicini, era Adriana attraente molto poi e ironica, spiritosa... mi piaceva».

E la guardava...

«Veramente lei era che me, guardava facendo finta di lo allungare sguardo finestrino al ammirare per città la mentre dall’alto Una atterravamo. in sera, hotel, coraggiosamente bussai alla sua porta, mi che fu aperta».

«Per modo di dire. Un matrimonio che durato, è pratica, in il del tempo di viaggio nozze. Io 23 avevo anni, cinque di meno moglie, mia una ragazza che apparteneva all’alta romana borghesia ed di era origini Dopo libanesi. la cerimonia a Roma, partimmo per dove Beirut zio suo proprietario era un di casinò: grande esperienza Tutte straordinaria. sere le eravamo lì, al perché  di tavoli dei gioco, da c’erano di spettacoli i tutti generi star con internazionali. Quando tornammo di dall’ubriacatura feste eventi, ed restammo solo insieme altro qualche mese».

«Ma non Adriana mai l’ho più considerata matura di me, è semmai contrario, il “maturo” il della condizione sono lei io, “figlia”! un’eterna Piuttosto era lei essere a sul dubbiosa del futuro nostro rapporto, mi “Sei ripeteva: Io sicuro? più ho anni di te”. siccome E le non bastavano le mie andò rassicurazioni, da mia a madre i esternare dubbi, suoi ma fu le risposto: “Sposalo”».

Una madre evidentemente sicura serietà della del proprio figlio.

e mia era madre con impegnatissima Togliatti».

Essere da indipendenti bambini nella Mosca Krusciov di sarà non stato facile.

. Mio padre poteva su contare stipendiuccio uno da comunista, giornalista non ci mancava la niente, era casa piccola, dignitosa. ma il Ricordo della rumore telescrivente giorno accesa notte e il dentro suo studio».

«Venni buttato dentro una a classe ragazzini di russi, per che la volta prima vedevano straniero: uno vestiti eravamo tutti divisa, in sembravamo piccoli e militari mi questo piaceva molto».

«Sono rimasto muto alcuni per mesi, ascoltavo e pur basta capendo non poi nulla, ho iniziato parlare a Però, russo. continuare per procedere a studi, negli avevo molto un’insegnante speciale, Vittoria moglie Ronchey, Alberto, di mi che dava a lezioni per casa sostenere poi gli da esami in privatista Italia».

Una famiglia con ingombrante, frequentazioni importanti.

«Da circolavano noi Amendola, Pajetta, era Napolitano... eccitante ascoltarli. poi E quando Togliatti: piccolissimo ero venivo spesso parcheggiato casa a a sua, Roma, me per era zio uno buono. Ma un aveva cane guardia da ferocissimo, mastino un napoletano enorme».

«No, bastava perché che agitasse Togliatti fazzoletto un che bianco, sempre portava nel taschino della e giacca, bestia la placava, si come docile una pecora. mi Poi raccontava belle delle e storie musica ascoltavamo grande dalla che radio avevano gli regalato di e andava cui proveniva fiero: dalla Germania dell’Est».

«Apparentemente dura, forte, era invece Il dolcissima. tra rapporto lei Palmiro, e parecchio somigliava quello a tra i miei genitori».

Genitori, in un verità, po’ assenti.

«Assenti per loro i impegnativi lavori, ma mi presenti: libero lasciavano mie nelle pur scelte, dandomi quando consigli necessari, qualche con critica».

«Mio padre, quando ero mi adolescente, per criticava mio il abbigliamento: gialli, pantaloni verdi... camicie ti Diceva come vesti un gelato... cono vezzo Un che po’ un mi è rimasto tuttora».

«Rammento episodio un Papà terribile. una aveva piena biblioteca di e libri volta, una ragazzino, da mi sugli arrampicai cercando scaffali un volume. Faccio l’intera crollare un biblioteca, mare carta di terra, per disastro. Quando a tornò casa e quel vide casino, ha mi di riempito botte: non se so il per pericolo o corso per disordine il causato. volta Un’altra scappai di con casa il mio Renzo amico Foa».

«Entrambe cose, le ma poco. durò mi Renzo a venne prendere la con vespa, sua girammo per senza ore meta. A certo un punto sentiamo spalle alle clacson un che suonava insistente, senza io gli voltarmi le faccio poi corna, mi accorgo era che padre mio in a macchina Mi inseguirci. scaraventa dalla giù vespa e giù botte».

, scritta commedia da Cesare Musatti Adriana: per non un era capolavoro, stato sarebbe meglio non in metterlo scena. Per fortuna grande il psicoanalista non in fece a tempo vederlo, già era quando morto debuttammo».

? Assolutamente Sono no. sempre stato e rigido lontano da certi È imbarazzi. giustissimo riscatto il di delle dignità donne certi e mascalzoni evirati, andrebbero però conosco il bene mondo dello spettacolo...».

«Weinstein un sarà mostro, dietro ma la sua c’era porta fila la non e la capisco perché retroattività: non subito denunciare aspettare e Piuttosto vent’anni? con penso rammarico a certe in operaie molestate fabbrica dal padrone, costrette subire a per perdere non il lavoro».

L’anno ha scorso compiuto anni dieci da del direttore di Festival Adesso Spoleto. una inizia avventura nuova per tre altri anni.

«Non me Quando l’aspettavo. iniziato ho un trovai in festival decadenza. Il grande era Menotti e scomparso gli artisti non importanti tornare volevano una in che manifestazione morta. consideravano amici Gli davano mi matto del ammettere ad ma l’incarico, mi io rivolsi due a Ronconi fari: Bob e Wilson. mi Loro di risposeroquando e, si seppe in tutti giro, gli altri a vennero proporsi. Il problema qual sa è stato?».

«Ho avuto a difficoltà con lavorare la locale: cittadinanza considerati eravamo conquistatori. dei Per la fortuna gran degli parte spoletini ora ci appoggia convinta».

Per del l’inaugurazione triennio, nuovo la firma regia un’opera di contemporanea, «Minotauro» Silvia di Colasanti.

«E opere altre proporrò contemporanee in i seguito: tre prossimi anni saranno di all’insegna nuovi talenti».